SASB, il giubbotto intelligente progettato per i non vedenti

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Foto di SASB su un manichino

Sono molte le tecnologie assistive progettate per essere d’aiuto alle persone con disabilità visiva.

Basti pensare al tablet Braille, un progetto nato grazie ad uno studio di ricercatori dell’Università del Michigan che permetterà alle persone non vedenti di leggere il braille direttamente sulla superficie di un tablet (ne abbiamo parlato qui).

Un altro esempio lo troviamo in Buzzclip, un piccolo dispositivo indossabile che utilizza gli ultrasuoni per rilevare gli ostacoli che possono trovarsi sul percorso della persona cieca (ne abbiamo parlato qui).

Oggi invece vi parleremo dell’idea che ha avuto un gruppo di studenti palestinesi del Politecnico di Hebron. Si tratta di un giubbotto “intelligente” che sfrutta vibrazioni e comandi vocali per aiutare l’utente ad orientarsi nell’ambiente circostante.

Questa nuova tecnologia è stata chiamata SASB ed è l’acronimo di “Smart Assist System for Blind People”.

Quando hanno progettato il giubbotto, i ragazzi avevano un’idea molto chiara in mente: fornire alle persone con disabilità visiva un’alternativa al bastone bianco che spesso viene utilizzato nella vita quotidiana di un non vedente.

Immagine del gilet SASB con banner informativo durante un’esposizione all’Università di ‎Birzeit
SASB oltre a suggerire all’utente la direzione, fornisce una precisa indicazione degli ostacoli presenti sul percorso (se si trovano a destra, sinistra o davanti).

 

Ma come fa l’utente ad interagire con il giubbotto?

Molto semplice: SASB è dotato di un paio di cuffie che permettono all’utente di seguire i comandi vocali che, oltre a fornire indicazioni e segnalare possibili “pericoli” segnala all’utente le capacità della batteria innestando la modalità di risparmio energetico prima che la quest’ultima si esaurisca.

 

Ramzi Al Qawasm, ricercatore presso la Hebron University afferma: “Con le loro limitate risorse gli studenti sono stati in grado di ideare e realizzare questo progetto che comunque deve ancora essere implementato e deve essere adottato da istituzioni e potenziali giovani sponsor”.

[fonte]

 

Cosa ne pensate di questo progetto?

Siete anche voi degli studenti o una start-up che sta sviluppando un progetto analogo?

Raccontateci la vostra storia all’indirizzo: [email protected]

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